Glossa Editrice
copertina 9788871054445

Vanto idolatrico in Paolo. Il rapporto tra il cuore ostinato, idolatria e vanto nella letteratura paolina

Recensioni

  • Facultad de Filosofía y Letras - Universidad de Córdoba (España)

    11 marzo 2022

    Negative boasting, censured by the apostle Paul, is by its nature idolatrous, as it arises from an obstinate, uncircumcised and in itself divided heart. The boasting “in Christ” is something else, made possible by the outpouring of the Spirit in the hearts of believers! Although the argument of boasting in Paul is not new, the perspective with which it is revisited by the author in an anthropological key is original. This volume stands out both for its clarity of presentation, which makes it accessible to a wide audience of readers interested in biblical themes, and for its scientific rigor.

    fonte da: Filología Neotestamentaria - Vols. XXXIV - 2021, pp. 325-342 

  • Recensione di Filippo Belli

    06 dicembre 2021

    Il titolo e il sottotitolo dello studio di Francesco Bargellini, indicano chiaramente di cosa si va a trattare. E lungo tutto il volume la chiarezza dell’intento dell’autore è bene esplicitata. Si tratta di valutare le diverse e numerose occorrenze nella letteratura paolina sul “vanto” e come possano essere interpretate. Naturalmente Bargellini non è il primo a cimentarsi nella questione come dimostra la bibliografia citata sul tema (276-278) e le pagine del capitolo introduttivo che recensiscono le varie posizioni a riguardo nella esegesi moderna (3-26). La novità di questo studio risiede in una ipotesi di lavoro che tenga conto anche delle impasse che l’esegesi paolina mostra in alcune sue interpretazioni del vanto e che toccano il paradigma stesso di lettura dei testi di Paolo. Il primo capitolo del volume si attarda a compiere una ragionata rassegna delle varie interpretazioni del “vanto” in Paolo, soprattutto quando si tratta del vanto dei Giudei o di Israele. I diversi paradigmi descritti dall’autore (vanto psicologico; vanto antropocentrico, vanto cultuale, vanto etnico-nazionale; il vanto retorico; il vanto storico-sociale e il vanto teologico) lo mettono in dialogo con le principali linee interpretative non solo del vanto, ma anche della letteratura paolina in genere. L’autore quindi si mette nella posizione di valutare anche le caratteristiche, attraverso la rassegna sul vanto, e anche i limiti delle linee interpretative della Old e della New Perspective. Il risultato è un tentativo di integrazione delle varie prospettive in una ipotesi di la- voro che possa essere verificata. Tale ipotesi di lavoro (40-42) prende le mosse da un principale assunto ricavato dal dialogo con le varie istanze interpretative presentate: in questione nel vanto è “l’ambiguità del rapporto dell’‘uomo religioso’ con Dio e con gli altri”, che lo rende legittimo se il cuore confida in Dio, mentre diventa idolatrico e formale se il cuore è diviso. Si tratta del pervertimento del fatto religioso che inficia la giustizia con l’illusione di poter adempiere a pieno la Legge; che presume l’elezione divina a prescindere da una adesione di cuore e che genera il legalismo. Ne risulta una triade di comprensione del vanto che tiene insieme tre concetti strettamente collegati: il cuore indurito o ostinato; l’idolatria, e il vanto conseguente. Il secondo capitolo si prefigge di avvalorare l’ipotesi della tesi trovando nel testo di Dt 29,18 il paradigma del rapporto vizioso tra ostinazione (ִׁשרירּות ְ) di cuore e vanto presuntuoso. Il contesto immediato del testo segnala nell’idolatria, e quindi nell’abbandono del Signore, l’origine di tale ostinazione e del suo proprio vanto (45-48). Al testo fondamentale di Dt 29,18 l’autore aggancia diversi testi del profeta  Geremia in cui è palesemente presente il nesso tra la ִׁשרירּות  ְ del cuore e l’idolatria (48-76). Importante in questa rassegna per i passi successivi è l’analisi del testo di Ger 9,22-23 in cui emerge il tema del vanto sia in negativo che in positivo: il vanto sulle proprie capacità oppure il vanto nel Signore. A questo si collega immediatamente (Ger 9,24-25) sia la questione della circoncisione del cuore che l’idolatria, completando così il quadro di comprensione del   vanto. Tale rassegna di testi di Geremia conferma il quadro di comprensione del vanto che è in nesso con l’ostinazione (o incirconcisione o durezza) del cuore con il cedimento alla idolatria, ovvero l’allontanamento da Dio per altre istanze. Il terzo (77-113) e quarto capitolo (115-155) si soffermano rispettivamente su alcuni testi di Qumran e del Giudaismo del secondo Tempio. I testi di Qumran sono recensisti soprattutto attorno al tema della ostinazione del cuore del popolo di Israele, una misteriosa ferita ab aeterno che ne determina il destino e l’inclinazione all’idolatria. Poco presente invece il tema del vanto ma implicitamente ravvisabile. I testi,  invece,  del  Giudaismo  del  Secondo  Tempio  sono  affrontati  seguendo il tema del vanto nelle sue varie espressioni che confermano il loro nesso sia con l’idolatria che con il cuore indurito. Un vanto quindi idolatrico che si appropria dei doni  di  Dio  ritenendoli propri. Questi due ultimi capitoli, insieme all’analisi dei testi delle Scritture di Israele fatta precedentemente, offrono, quindi, il quadro di comprensione per il capitolo successivo, il quinto (157-254), che è il culmine della tesi, dove l’autore passa in rassegna tutti i testi dove Paolo e la sua tradizione menzionano il “vanto” e cerca quindi di interpretare i dati a partire dallo sfondo di tradizione biblica e giudaica, convinto che sia l’ambito ermeneutico più appropriato. Un compito ardito visto che i testi sono numerosi e variegati e riguardano tutte le lettere proto paoline e anche uno sguardo a Efesini e Colossesi. L’autore, nondimeno vi si cimenta, avendo però presente la griglia di comprensione che fin dall’inizio della tesi ha guidato le sue analisi, ovvero che il vanto “illegittimo” ha sempre a che fare con l’idolatria e l’ostinazione del cuore per quello che riguarda Israele. La presentazione dei testi è fatta con due accortezze metodologiche: la prima è la lettura delle singole menzioni all’interno  del loro contesto nella lettera, e la seconda – conseguente – una attenzione all’andamento retorico di essi. È impossibile in questa sede recensire tutti i passaggi che l’autore affronta. Nondimeno il capitolo si sviluppa facendo percepire una coerenza di fondo dei diversi brani che offre come risultato una visione globale di come Paolo intenda il “vanto idolatrico” nel suo epistolario. Sono due le grandi acquisizioni di tale rassegna nella letteratura paolina: innanzitutto che il “vanto” che Paolo stigmatizza soprattutto riferito a Israele è sempre un vanto frutto di un cuore ostinato e ribelle a Dio, e quindi fondamentalmente idolatrico. In secondo luogo, al vanto idolatrico Paolo oppone (sulla scorta di Ger 9,22-23) un vanto “cristico”, quindi legittimo, unico rimedio al cuore malato che non può salvarsi se non nella fede cristica capace di rinnovare il cuore e liberarlo dalla idolatria. Una vasta e ordinata bibliografia, degli ottimi indici (tematico, delle citazioni e degli autori) chiudono il  volume. Alcune annotazioni al volume mi sembrano a questo punto opportune. Ci troviamo, sicuramente, di fronte a un lavoro che ha un amplissimo respiro e che è condotto con grande scientificità. L’autore dimostra di avere ben presente la posta in gioco. Il capitolo introduttivo lo evidenzia mettendo in luce quali grosse conseguenze se ne possono trarre non solo per il tema specifico, ma anche per una lettura  e  interpretazione  di  tutta  la  letteratura paolina. A livello metodologico generale avrei preferito che il punto di partenza, ovvero l’ipotesi di lavoro dell’autore secondo la quale il vanto “illegittimo” è sempre collegato all’idolatria e manifesta un cuore ostinato, fosse, invece, il risultato dello studio. L’impressione è che l’ipotesi di partenza sia ricercata a tutti i costi lungo l’analisi dei vari testi, a volte forzando un poco la mano. Un esempio.  La  rassegna  dei  testi  di Qumran offre poco spazio, a detta stessa dell’autore (113), al vocabolario del vanto. Tuttavia, l’autore lo vede come “necessario e inevitabile complemento” (113). Lo stesso si potrebbe dire dei testi paolini che raramente mettono a tema esplicitamente il tema dell’idolatria, mentre  l’autore  lo  implica  sempre  in  qualche modo. Le due parti della tesi, ovvero lo studio dello sfondo biblico-giudaico e quello sui testi paolini, appaiono, a mio avviso, slegati. Di fatto, a parte il testo di Ger 9,22-23 in due occasioni, Paolo ha probabilmente presente tale sfondo, ma non è esplicitato. Sarebbe interessante provare a partire, invece, dai testi paolini sul vanto e trovare i riferimenti espliciti e non (allusioni, echi, ecc.) con la letteratura biblica e giudaica e confrontare i risultati con quelli di questo lavoro per avvalorarlo. Metodologicamente lo avrei trovato più  pertinente. Il risultato finale del volume, mi trova esitante. Le ultime parole del testo lo esplicitano, ovvero “il cuore irrimediabilmente ostinato e ribelle di Israele” (263). Una affermazione sicuramente paolina (cf. Rm 10,20-21), ma non ritengo sia il pensiero globale paolino sulla questione. Una maggiore attenzione ai fenomeni retorici della letteratura paolina eviterebbe tale impasse. Un esempio. L’autore quando analizza il testo di Rm 2,17-29 ritiene che il “giudeo” ivi menzionato sia la figura paradigmatica di tutto il popolo, rappresentando l’intera nazione (163-165). Una più attenta analisi retorica porta, invece, a pensare che in quel caso Paolo stia introducendo una ipotetica figura estrema, una possibilità, ma non certamente vuole affermare l’ipocrisia dell’intera nazione. La malizia insita nel cuore umano casomai è esplicitata in seguito tramite le Scritture (Rm 3,10-20) e vale per tutti, sia giudei che pagani. Concludo, malgrado gli ultimi rilievi, suggerendo la lettura di questo grosso lavoro che è stimolante e ad ampio spettro, che solleva questioni che ancora richiedono a tutti un grande sforzo di studio, analisi e tentativi, nel quale Francesco Bargellini  si è cimentato offrendo il suo contributo.

    fonte da: REVISTA ESTUDIOS BÍBLICOS, Volumen LXXIX/2021/Septiembre-Diciembre/Cuaderno 3